I 3 presupposti per aumentare l’intelligenza emotiva

intelligenza emotiva
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Se sul lavoro o nel nostro privato desideriamo incrementare la nostra intelligenza emotiva, possiamo ricorrere ai tre presupposti di una relazione di fiducia

Se sul lavoro o nel nostro privato desideriamo incrementare la nostra intelligenza emotiva, possiamo ricorrere ai tre presupposti di una relazione di fiducia postulati negli anni ’50 dal Carl Rogers, esponente di spicco della psicologia umanistica.

Fra gli “atteggiamenti psicogogici facilitanti”, Rogers indica in particolare:

1-  La considerazione positiva incondizionata

2-  La genuinità o congruenza

3 – L’empatia

1. La considerazione positiva incondizionata

La considerazione positiva incondizionata implica “l’assenza di qualsiasi tipo di giudizio”. Presuppone una considerazione positiva a priori e di tipo incondizionata, cioè non legata a particolari condizioni “di partenza” . Per questo motivo implica la sospensione del giudizio, perché la persona che nella relazione parte da questo presupposto, è aperta e disponibile all’altro in quanto lo considera come una persona degna di fiducia a priori.

Se abbiamo il coraggio di guardarci dentro, scopriremo che non ci è sempre facile tradurre nella pratica questo insegnamento, perché ognuno di noi di base tende sempre a formarsi una prima impressione, più o meno positiva, ogni volta che entra in contatto con qualcuno per la prima volta. Ogni volta che ci scopriamo a giudicare una persona a priori, proviamo a chiederci: “Ma io come sono?”.

2. Genuinità o congruenza

Con il termine “genuinità o congruenza”, Rogers intendeva la disponibilità del terapeuta a “riflettere apertamente i sentimenti e le disposizioni che fluiscono in lui in quel momento (…). Vuol dire che il terapeuta entra in rapporto personale diretto con il suo cliente, incontrandolo da persona a persona; vuol dire che è proprio sé stesso, senza alcuna riserva”.

Anche se non siamo dei terapeuti, se il nostro fine è quello di tessere una relazione di fiducia con il nostro interlocutore, possiamo ricorrere agli insegnamenti proposti dalla Comunicazione Non Violenta (CNV) formulata dallo psicologo Marshall Rosenberg. Secondo Rosenberg, per riscoprire quella “naturale capacità di ascoltare con in cuore”, è importante “comunicare apertamente ad altri ciò che è vivo in me”.

Questa dimensione ci allena a riprendere ad ascoltare dentro di noi quello che in molti non conoscono:

ciò che si sente, ciò di cui si ha bisogno, ciò che si vuole.

Dobbiamo imparare a capire che “tutti i sentimenti, sia quelli dolorosi che quelli gioiosi, sono un dono: mi mostrano che sono vivo!”. La rabbia, la colpa, la vergogna, la depressione sono tutti sentimenti traducibili in “segnali di azione”. Come scrive Rosenberg: “Mi svegliano e mi dicono che non sono in legame con la vita e che mi sono impegnato in un gioco noioso, che non mi piace”.

3. L’empatia

Nel suo libro Un modo di essere, Rogers definì l’empatia come la capacità di “percepire lo schema di riferimento interiore di un altro (…) come se una sola fosse la persona, ma senza mai perdere di vista questa condizione di “come se”.

Per Rogers quindi l’empatia si sostanzia nel percepire “il mondo interno” del nostro interlocutore, riconoscendone le emozioni e il loro significato. Per Daniel Goleman, autore del libro Intelligenza Emotiva, l’empatia è “il nostro radar sociale”.

Ma per attivare questo radar occorre avere prima auto-consapevolezza di sé: se non si è capaci di percepire e accettare i propri stati interni, come si potrà pensare di entrare in contatto con gli stati d’animo delle altre persone? Secondo l’autore, “una delle possibili forme assunte dalla mancanza di empatia è quella di interagire con gli altri considerandoli degli stereotipi, invece che come gli individui unici che essi sono”. E dagli stereotipi si sa, nascono anche i pregiudizi …

Ovviamente, se tutti noi mettessimo in pratica gli insegnamenti proposti da Rogers, la nostra vita relazionale diverrebbe molto più soddisfacente e non si rischierebbe di incorrere in relazioni “tarocche”, ambigue e incoerenti, sia in ambito privato che lavorativo. Come sempre, la scelta di essere ed agire nella relazione in modo costruttivo dipende solo da noi.

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