Teoria della professionalità: il Carattere della persona nel lavoro

saperi professionali - il carattere di una persona
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Questo articolo conclude il ciclo di post relativo alla definizione di una teoria della professionalità: vediamo oggi come incide il carattere di una persona nel lavoro...

Questo articolo conclude il ciclo di post relativo alla definizione di una teoria della professionalità. Sulla base della metafora proposta dal prof. Corrado Ziglio, docente di “Analisi comparata dei modelli formativi” presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna, l’ultima ala della nostra farfalla che concorre alla teoria di una professionalità, è il:

C.P. = Carattere della persona che esercita una professione

Carattere che ovviamente ci “portiamo” a lavorare e che tante, troppe volte è parte integrante di quelle tossicità che respiriamo sul lavoro. Come nelle dimensioni precedenti, anche in questa “ala” gli esempi si sprecano, tanto che come sottolinea Ziglio, non è difficile pensare a qualche accostamento in negativo di professione e carattere: l’insegnante ingrugnito, l’ingegnere permaloso, il medico sbuffante, l’imprenditore aggressivo, il barista disattento, il bancario disorganizzato, il professore universitario arrogante, punitivo e umiliante e via discorrendo.

A questo punto una domanda, peraltro banalissima, sorge spontanea: “Che climi lavorativi determinano questi soggetti?”. Fortunatamente  esistono anche accostamenti in positivo, in cui “la solarità, la simpatia, la collaborazione, e tutte le altre qualità caratteriali suscitano benessere nelle utenze che incontrano quei professionisti dotati di quelle caratteristiche”.

Come nel caso dei registri comunicativi, si tratta di “costruire percorsi che aiutino a comprendere quanto incida e pesi una qualità caratteriale nella buona o cattiva riuscita di una prestazione professionale”. Non limitandosi a riconoscere solo quella specifica qualità caratteriale, aggiungo io, ma imparando a “lavorarci sopra”, mettendo un freno a tutti quei meccanismi di difesa che non ci permettono di evolvere.

Appellarsi al classico “Eh, che ci posso fare. Sono fatto così…” ne costituisce un esempio lampante. Un’affermazione che inibisce in partenza qualsiasi prospettiva di cambiamento e di atteggiamento costruttivo, nei confronti delle proprie convinzioni (limitanti). In proposito Ziglio scrive che “parlare di convinzioni significa entrare in un mare magnum, perché le fonti delle nostre convinzioni, da cui sviluppiamo comportamenti e atteggiamenti, riguardano tutte le sfere dell’esistenza: dai valori sociali, familiari, affettivi, alle credenze religiose, ai significati culturali che per ognuno di noi ha ogni evento della vita (…). Queste nostre convinzioni possono alterare in maniera emotiva e caratteriale anche le stesse prestazioni professionali, facendo diventare prioritarie le nostre convinzioni a scapito delle priorità istituzionali per cui una professione è nata”.

Nel mondo della scuola proposto da Ziglio, ad esempio, possiamo incontrare insegnanti che assegnano priorità diverse a seconda di come considerano che cosa debba essere la scuola: per un insegnante la scuola potrebbe essere il luogo dove si sviluppano intelligenze; per un altro, la priorità della scuola potrebbe essere quella della socializzazione; per un altro ancora quella di valutare; per un altro ancora, quella di selezionare. E’ chiaro che queste priorità determineranno anche i comportamenti professionali. Ogni professionista dovrebbe avere chiara non solo la mission dell’ente in cui lavora, ma anche e soprattutto ciò che per lui è prioritario nello svolgimento del suo lavoro.

In conclusione, sono quattro le dimensioni della professionalità alle quali possiamo prestare attenzione e riflettere anche in relazione al nostro vissuto lavorativo, ricordandoci che, come ci ha insegnato la nostra metafora, una farfalla per poter volare necessita di quattro ali:

K.H ( Know How) = Saperi Professionali
R.C = Registri Comunicativi
C.R = Consapevolezza del Ruolo
C.P. = Carattere della persona che esercita una professione

Le quattro dimensioni della professionalità ci inducono inoltre a riflettere su cosa dovrebbe consistere la formazione. Secondo Ziglio…

“la vera formazione sta nell’attrezzare le menti di ogni professionista nelle capacità di lettura grammaticale degli eventi, altrimenti si rischia di non sapere leggere quello che ci accade intorno, e tutto diventa giorno dopo giorno sempre più gravoso, se non addirittura insopportabile”.

Attrezzare le menti di ogni professionista significa anche avere il coraggio di aprirsi a nuove prospettive di senso, a stimolare quella creatività che tante, troppe volte sul lavoro viene soffocata a scapito di un pensiero routinario. Un pensiero statico, talvolta alienato, che non ci permette di alimentare quella cultura del benessere, capace di smascherare e ridurre progressivamente la c.d cultura della lamentela, purtroppo così diffusa nei contesti organizzativi.

Leggi gli altri articoli sulle dimensioni della professionalità

1° articolo sulle dimensioni della professionalità – I Saperi Professionali
2° articolo sulle dimensioni della professionalità – I Registri Comunicativi
3° articolo sulle dimensioni della professionalità – La Consapevolezza del Ruolo

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