Orecchie a punta? Per sentirci meglio! Praticare l’ascolto attivo aiuta a scuola e nella quotidianità

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Quante volte, da insegnanti, ci siamo chiesti come mai i ragazzi non ascoltino quello che spieghiamo a lezione, anche se ci mettiamo tanto impegno e fatica? Da studenti, invece...

Quante volte, da insegnanti, ci siamo chiesti come mai i ragazzi non ascoltino quello che spieghiamo a lezione, anche se ci mettiamo tanto impegno e fatica? E quante volte, da studenti, ci siamo sentiti incompresi, annoiati, distratti, chiedendoci perché gli insegnanti a volte sembrino vivere in un pianeta lontanissimo con il quale è difficile mettersi in contatto, figuriamoci comunicare?

Gli studiosi di comunicazione di qualche decennio fa avrebbero detto che quando un segnale fatica ad arrivare correttamente, è presente un “rumore” all’interno del canale che conduce il messaggio da un’emittente ad un destinatario. Secondo questa teoria, affinché un messaggio arrivi, è necessario rimuovere le fonti di “rumore”.

Nella sua semplicità ed immediatezza, la teoria matematica della comunicazione messa a punto negli anni Cinquanta da Shannon e Weaver racchiude un’importante metafora, valida anche ai nostri giorni.
Certo, in classe non è sufficiente schiacciare un bottone per far sparire il rumore!

[alert type=’success’] Per far sì che il messaggio arrivi a destinazione, è necessario inter-agire, nel senso di entrare in relazione. [/alert] [alert type=’info’] È necessario porsi delle domande sul nostro interlocutore e parlare la stessa lingua, nel senso di condividere un codice per lo meno simile. [/alert]

Ho comunque una buona notizia per voi: come in tutte le storie a lieto fine, esiste un ingrediente magico, infallibile, nel nostro caso si chiama ascolto attivo.
Di cosa si tratta? Questa pratica è stata a lungo approfondita ed è tuttora al centro di molti filoni di studio che non riguardano solo la comunicazione.

L’ascolto attivo mette le basi per una buona comunicazione, accompagna gli interlocutori in una conoscenza reciproca per poter utilizzare un codice condiviso, per non correre il pericolo di parlare due lingue diverse. In altre parole, per continuare la metafora iniziale, l’ascolto attivo apre i canali e li tiene puliti assicurando che almeno una parte del messaggio arrivi a destinazione correttamente.

Niente più telefono senza fili dunque; praticando l’ascolto attivo il messaggio arriverà correttamente a destinazione…certo, è necessario mettersi in gioco e uscire dalle proprie cornici. Costruire un codice comune significa pur sempre incontrarsi a metà strada, come spiega molto bene Marianella Sclavi:

“Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista”

(Arte di Ascoltare e mondi possibili. Come si esce dalle cornici di cui siamo parte, 2003).

Ne avevamo già parlato: leggi le 7 regole dell’ascolto attivo.

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