Le 4 dimensioni della professionalità: la Consapevolezza del Ruolo

consapevolezza del ruolo
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Oggi parliamo della consapevolezza del ruolo all'interno di un ambiente di lavoro... | Ciclo: le 4 dimensioni della professionalità

In continuità con la definizione di una teoria della professionalità proposta nei post precedenti (riepilogo a fondo pagina), l’articolo di oggi approfondisce la terza ala/dimensione della professionalità, elaborata dal prof. Corrado Ziglio, docente di “Analisi comparata dei modelli formativi” presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna.

Seguendo la metafora della farfalla proposta da Ziglio, la terza dimensione della professionalità coincide con la…

C.R = Consapevolezza del Ruolo

Secondo Ziglio, “analfabetismi di ruolo producono disastri, demotivazioni” (…) Il ruolo non è un optional che uno se lo può dimenticare, perché si comincia sviluppando fastidio nei confronti della propria utenza, per cui la tua professione è nata, e si finisce col considerare la professione in funzione del proprio tornaconto”.

Anche in questo caso la lista degli esempi sarebbe infinita: infermieri che dimenticano di esercitare la loro professione di aiuto nel rispetto della sensibilità del paziente, insegnanti che con il loro sarcasmo demoliscono quotidianamente l’autostima degli studenti, venditori a cui sembra fare quasi un dispiacere se entri o acquisti nel loro negozio, funzionari para-statali che si dimenticano di avere a che fare con delle persone e non solo con dei pezzi di carta da far firmare etc…

Non dobbiamo dimenticare che “se esiste una professione è perché c’è un bisogno sociale da soddisfare”. Che poi l’attuale sistema del mercato del lavoro non tenga in considerazione tutto ciò (la base, a mio avviso!) è un altro paio di maniche, come si suol dire. Se seguiamo la strada indicata da Ziglio, quando avvertiamo di essere “scollegati” dal nostro lavoro, sarebbe interessante chiederci:

Perché ho scelto di esercitare questa professione e non un’altra? Quale bisogno intendo soddisfare? Qual è la mia mission?

Riflettere sulla propria “missione” significa anche riflettere su quei valori che consideriamo alla base del nostro lavoro, quei valori che ci orientano all’azione e ci motivano quotidianamente nell’esercizio della nostra “missione”. Come ho scritto ne il Manuale del Giovane Precario. Esperienze personali e consigli utili, “i valori riflettono le preferenze e le convinzioni personali sugli esiti che ci si dovrebbe aspettare sul lavoro operando in un certo modo”.

I valori del lavoro possono riflettere il bisogno di un’esistenza confortevole, la sicurezza personale e familiare, un senso di realizzazione e di dignità personale, il riconoscimento pubblico di se stessi, un’esperienza stimolante. La terza dimensione indicata ci insegna che è importante maturare la consapevolezza che i valori influiscono sulla direzione della nostra vita professionale.

Il prossimo post, che concluderà il ciclo di articoli sulla teoria della professionalità, approfondirà l’ultima ala/dimensione della nostra farfalla, ovvero il carattere della persona che esercita una professione.

Leggi gli altri articoli sulle dimensioni della professionalità

1° articolo sulle dimensioni della professionalità – I Saperi Professionali
2° articolo sulle dimensioni della professionalità – I Registri Comunicativi

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