Il multitasking – o multipensiero – può essere allenato?

multitasking multipensiero può essere allenato
Che lavoriate o studiate, il tempo non basta mai. Bisognerebbe imparare a fare le cose contemporaneamente: questo tema, il cosiddetto multitasking (o anche multipensiero), va di gran moda ultimamente. Ma cosa vuol dire multipensiero o multitasking?

Che lavoriate o studiate, il tempo non basta mai. Bisognerebbe imparare a fare le cose contemporaneamente: questo tema, il cosiddetto multitasking (o anche multipensiero), va di gran moda ultimamente. Ne parla proprio la rivista Mente e Cervello di aprile 2013, a cui ci ispiriamo per questo post. Ma cosa vuol dire multipensiero o multitasking?

Cosa c’è dietro al Multipensiero o Multitasking

[pull_quote align=’left’] Scrivevo, per esempio, Racine, mentre recitavo a bassa voce Leconte de Lisle o Musset o Victor Hugo. Ho moltiplicato 45.924 per 835, recitando versi di Leconte de Lisle – Frédéric Paulhan[/pull_quote] Abbiamo un’esperienza documentata della capacità dell’uomo a trattare due compiti nello stesso momento con il filosofo Paulhan, che nel 1887 faceva diversi esperimenti di questo tipo.

Durante un’esperienza di multitasking, ogni compito prende più tempo e può portare a maggiori errori, però la durata totale dell’esecuzione simultanea è inferiore alla somma delle durate dei singoli compiti. Ripartendo dall’esperienza empirica di Paulhan, un secolo dopo Elisabeth Spelke della Harvard University ha fatto allenare, per ben 85 ore, due studenti nello svolgimento di compiti simultanei mostrando che il multitasking può essere imparato.

In seguito altri psicologi, come Charles Telford e Margaret Vince, fecero altre sperimentazioni: grazie a questi studi si arrivò alla definizione del paradigma del periodo refrattario psicologico.

Il paradigma del periodo refrattario psicologico

Che cos’è questo paradigma? Sostanzialmente, il paradigma del periodo refrattario psicologico è la procedura di doppio compito che consiste nel presentare due stimoli separati da intervalli di tempo variabili e che necessitano di risposte motrici rapide. La refrattarietà si manifesta in un rallentamento di almeno 300 millisecondi (e anche oltre il mezzo secondo) del tempo di reazione al secondo compito, quando questo interviene rapidamente dopo il primo. Questo effetto è SEMPRE presente.

Si tratta di un limite cognitivo umano che impone di trattare una sola operazione centrale per volta, a livello mentale. Questo limite può essere un grave ostacolo: lo hanno dimostrato Pasher e Levy nel 2006 dimostrando che, in una situazione di guida di un’auto associata ad altre azioni secondarie simultanee, il periodo refrattario portava ad una reazione posticipata – in questo caso la frenata del veicolo – di qualche millisecondo. Risultato: lo spazio di arresto del veicolo aumentava anche di 5/10 metri…

Il “collo di bottiglia” che si forma nel nostro sistema cognitivo, come dicevamo, può però essere diminuito con l’allenamento. Il periodo refrattario di 300 millisecondi può essere abbattuto sotto i 40 millisecondi e, in taluni casi, quasi del tutto eliminato. Questo è possibile con l’esercizio e la ripetitività di situazioni di multitasking.

Non ci dilunghiamo oltre: per ulteriori approfondimenti rimandiamo all’interessante articolo. Di sicuro, è stato dimostrato ampiamente che il multitasking esiste, è efficace e può essere allenato…

Photo credit: Express Monorail via photopin cc

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