I quaderni dell’auto-formazione

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Quale modo migliore di raccontare noi stessi, il dispiegarsi di ciò che siamo, con il mezzo autobiografico? Possiamo prendere coscienza di noi stessi, di ciò che siamo nel qui ed ora, grazie a quelli che ho chiamato “i quaderni dell’auto-formazione”...

Oliver Sacks, neurologo e scrittore, così intende la nostra identità: un’esistenza che si racconta.

Ognuno di noi ha una storia del proprio vissuto, un racconto interiore, la cui continuità, il cui senso, è la nostra vita.
Si potrebbe dire che ognuno di noi costruisce e vive un racconto, e che questo racconto è noi stessi, la nostra identità.
Per essere noi stessi dobbiamo avere noi stessi, possedere, se necessario, ripossedere, la storia del nostro vissuto.
Dobbiamo ripetere noi stessi, nel senso etimologico del termine, rievocare il dramma interiore, il racconto di noi stessi.
L’uomo ha bisogno di questo racconto, di un racconto interiore continuo, per conservare la sua identità, il suo sé (…)

Oliver Sacks, L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello

E quale modo migliore di raccontare noi stessi, il dispiegarsi di ciò che siamo, con il mezzo autobiografico?

Possiamo prendere coscienza di noi stessi, di ciò che siamo nel qui ed ora, grazie a quelli che ho chiamato “i quaderni dell’auto-formazione”. Sussidi di attivazione che possono aiutarci a prendere maggiore consapevolezza di noi stessi… eccoli in dettaglio:

1- Quaderno di apprendimento: proposto da una mia docente all’Università, è utile per riflettere non solo sulle nostre esperienze giornaliere, ma da ciò che abbiamo effettivamente imparato dalle stesse…

Vale sempre la pena chiederci prima di andare a letto: “Che cosa ho imparato oggi?

2- Quaderno dei successi: specialmente quando ci sentiamo giù di corda, con l’umore a pezzi, può essere utile fare una ricognizione di ciò che abbiamo effettivamente portato a termine nel tempo presente: aver superato brillantemente un esame, portato a termine un progetto sul quale lavoravamo da mesi, aver preso la patente, o semplicemente aver fatto felice qualcuno…

In proposito è utile chiederci: “Quali risultati verificabili ho conseguito oggi?”

3- Quaderno della gratitudine: suggerito da diversi autori del pensiero positivo, ci invita a ringraziare sinceramente per quello che abbiamo ricevuto oggi. In genere tendiamo a dare sempre tutto troppo per scontato (concentrandoci maggiormente su quello che ci irrita), e difficilmente ci permettiamo di prestare attenzione su ciò di cui abbiamo effettivamente goduto e apprezzato.

Perciò possiamo chiederci: “Di cosa sono grato oggi?”

Se abbiamo dei figli in età scolare, può essere utile regalare loro (o ancora meglio, realizzare insieme a loro), un quaderno “segreto” sul quale possano raccontarsi e monitorare le loro sensazioni quotidiane… dopotutto, anche l’intelligenza emotiva si apprende.

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1 Comment

  • Bellissimo questo articolo! Condivido a pieno quanto scritto.
    L’autobiografia è un importante mezzo di Cura pedagogica, non solo per i bambini, ma anche per l’età adulta. Scrivere di sè provoca grosse stimolazioni in quanto permette di entrare in contatto con il proprio sè più profondo e con il proprio inconscio (esistono anche casi di grafo amnesia o di situazioni di angoscia di fronte al foglio bianco), per questo l’autoriflessione può essere definita anche “perturbante”.
    L’autobiografia può essere anche un importante mezzo di apprendimento trasformativo, in quanto attraverso essa possono essere esplorati mondi nuovi: consente di vivere profondamente il “qui e ora”, di desiderare e quindi viaggiare verso il futuro, e di riaffrontare il passato da prospettive inedite.
    Attraverso la scrittura si può rompere il ghiaccio di una realtà troppo statica per dare spazio all’immaginazione! Essa è una delle strade per potersi mettere a capo di sè e per diventare attivamente il racconto della propria storia.
    Si tratta di un mezzo insostituibile per valorizzare sè stessi! E’ DENTRO DI NOI che troviamo le risposte a tutte le nostre domande.. Questo non significa che ci si debba rinchiudere dentro il proprio guscio, anzi, ben venga l’apertura verso l’altrove, verso la bellezza del mondo che ci circonda e le piccole cose di ogni giorno! Ma dall’altrove è dentro di noi che dobbiamo ritornare…
    A questo proposito voglio riprendere un passo tratto da un libro che si intitola “Dentro me” di Cousseau e Crowther:
    “Ho scoperto un paese. La sua capitale è il mio cuore. I suoi alberi sono i miei sogni.
    Questo paese si trova dentro me.
    Dentro me sono io che decido!”

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