Diamoci un taglio! (parte I) – 10 cose da sapere sul cutting

cutting psicologia
Credits Immagine: http://www.uia.no/var/uia/storage/images/media/images/rus/21584-1-nor-NO/rus_study_banner.jpg
"Quando esce il sangue la pelle brucia, ma dentro, nel cuore, arriva la tranquillità" B., 17 - ecco cos'è il Cutting in psicologia...

“Quando esce il sangue la pelle brucia, ma dentro, nel cuore, arriva la tranquillità” B., 17

Scopriamone di più…

1. COS’Ė – L’autolesionismo consiste nel ferirsi di nascosto su gambe, braccia e altri parti del corpo.

2. TIPI DI LESIONE – Gli autolesionisti prediligono graffi (50%), tagli (34%), bruciature (20% – le preferite dai maschi), colpi e lividi (24%) e morsi (14%).

3. COME – Le ferite sono provocate per la maggior parte da lamette, coltellini, forbicine, pezzi di vetro, lattine usate, spesso trattenendo un fazzoletto tra i denti per non urlare.

4. PSICOLOGIA – Il ragazzo vive un vuoto interiore che non trova pace se non provando dolore fisico. Il profondo bisogno di affetto e comprensione non viene esternato.

5. LA CICATRICE – Se la lesione è vissuta come anestetico per contrastare la propria sofferenza, la ferita trasformata in cicatrice rappresenta un trofeo, una specie di traguardo dopo una lunga battaglia. Contro se stessi.

6. CAUSE – Vengono definiti problemi o situazioni “normali”: un litigio, un’ingiustizia subita, una sensazione di isolamento, un fallimento scolastico, l’offesa di un amico, una delusione, i più comuni problemi familiari (una separazione, un litigio), episodi di bullismo o cyberbullismo. Ogni disagio personale merita il giusto rispetto, non mi piace il termine “normale” solo perché ci si riferisce alla quotidianità. Ognuno di noi vive e reagisce alle situazioni in modo unico e particolare.

7. FISIOLOGIA – Il dolore provocato da tagli ripetuti favorisce la produzione di endorfine, che hanno una funzione anestetizzante. La diretta conseguenza è la dipendenza da questo tipo di gesto e la ricerca di sensazioni sempre più forti. Uscirne, dunque, non è così semplice.

8. NUMERI – Sono oltre 200 mila gli adolescenti che praticano il cutting: il 90% sono ragazze tra i 13 e i 18 anni. Solo il 15% chiede aiuto, mentre ben il 30% continua anche dopo quella fase d’età. Oltre il 35% è cutter per emulazione.

9. PROFILI A RISCHIO – È utile, sia nella prevenzione che nella gestione delle problematiche sociali, individuare le tipologie di persone maggiormente a rischio: ragazzi fragili, insicuri, emulatori, con problemi alimentari o familiari, con tendenza a isolarsi. Questi sono solo alcuni tipi di potenziali cutters: il fenomeno infatti coinvolge persone molto diverse tra loro, con la voglia di far sentire la propria voce ma anche il proprio silenzio.

10. TESTIMONIANZE DIRETTE – “Appena ho un problema, penso a quello” (G.,16). “Mi sembrava di evadere dai miei problemi” (T.,17). “Non ce l’ho fatta, che cretino!” (L.,15). “Non sai cosa ti perdi!” (B.,15) .“Mi dava un senso di sollievo” (C.,18). “Era una bella sensazione” (J.,14). “Mi ferisco quando sto male, quando il mondo mi rifiuta, quando mi sento brutta…” (B.,17). “Odio sentirmi triste” (C.,16).
Appuntamento al prossimo articolo, nel quale affronteremo insieme la prevenzione del cutting e come affrontarlo a livello pratico.
Vi lascio con questo bel pensiero dello scrittore americano Stephen Littleword:

Amare se stessi è il primo passo verso un amor profondo degli altri

More from Jose Toffoletto

Psicologia del pallone ovale – non si diventa mai ex rugbisti

Oggi scopriremo che dietro lo sport di squadra per eccellenza c’è una...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *