Alzheimer e demenza: quando la psicologia ambientale aiuta

Alcune patologie, quali Alzheimer o altre forme di demenza, inficiano la capacità del cervello di recepire correttamente i dati esterni rendendo così difficile, se non impossibile, riconoscere oggetti, ambienti e persone familiari. La psicologia ambientale e una corretta definizione degli spazi però possono favorire il benessere del malato e dei suoi familiari.

Tutti noi viviamo in un contesto che possiamo definire “spaziale”. Lo spazio è il luogo in cui siamo inseriti, viviamo, lavoriamo, amiamo. Ma lo spazio è anche un luogo mentale, frutto di esperienza e apprendimento. Il nostro cervello è ricco di recettori (sensoriali) che percepiscono i dati esterni dotandoli di significato. Il contesto spaziale della nostra vita è ricco di stimoli, dai colori, agli odori, alle forme il nostro cervello codifica e memorizza rendendo “familiare” lo spazio in cui vive.

Alcune patologie, quali Alzheimer o altre forme di demenza, inficiano la capacità del cervello di recepire correttamente i dati esterni rendendo così difficile, se non impossibile, riconoscere oggetti, ambienti e persone familiari.

La psicologia ambientale aiuta i progettisti, ma anche le persone comuni che hanno bisogno di adattare gli ambienti a nuove necessità, a ridefinirli, intervenendo per il miglioramento e potenziamento delle capacità cognitive, stimolando il cervello in maniera nuova e più efficace, puntando su attenzione, memoria e pianificazione e/o favorendo lo sviluppo di strategie di compensazione dei processi cognitivi danneggiati.

Dal punto di vista architettonico non si tratta solo di eliminare le note “barriere” ma di creare veri e propri ambienti di supporto al malato al fine di aumentare la riserva cognitiva che, benché sia una sorta di “tampone” in quanto non risolutiva di una patologia di tipo neurologico, aiuta a ritardare la sintomatologia grave della malattia stessa.

Vivere in un ambiente studiato ad hoc consente alla persona malata di sentirsi meno in difficoltà, rendendole agevole tutte quelle attività quotidiane (e per lo più) semplici che la malattia inficia. Ciò contribuisce (quasi) automaticamente al benessere psichico, potendo contribuire alla riduzione dello stato depressivo che a volte accompagna le malattie di degenerazione neurologica.

È importante quindi modificare il contesto ambientale in cui il malato vive (domestico o ospedaliero che sia) per migliorarne lo stato psicologico: ne seguirà anche un aumento di benessere dei cari vicini al malato che vedendolo più autonomo e sereno sentiranno meno pesante il fardello (e il dolore) che sempre accompagnano la malattia, in particolare quella degenerativa.

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